Pubblicato il: 08.04.2016

SUPER BASKET APRILE 2016

SCAFATI 10 ANNI DOPO

NEL 2006 VINSE LA COPPA DI LEGADUE, POI VOLÒ IN SERIE A.
SI È RIPETUTA NELLA FINAL EIGHT DI RIMINI, ED ORA SOGNA
DI COMPLETARE UN'ALTRA VOLTA LA STORICA DOPPIETTA. CON UN GIOVANE ITALIANO PROTAGONISTA. MARCO PORTANNESE

Dieci anni esatti. È il tempo passato tra le due coppe Italia di Scafati: 5 marzo 2006 la prima, 6 marzo 2016 la seconda. Un segno del destino per chi ci crede: quando centrò il suo primo trofeo di sempre, dieci anni fa, poi Scafati completò la doppietta poche settimane dopo, conquistando anche la sua prima, indimenticabile promozione nella massima serie. Rifare il bis in questa stagione sarà più difficile, questa è un’A2 a 32 squadre con una sola promozione, ma in fondo parliamo della capolista del girone ovest, di una squadra forte, esperta, attrezzata, e allora perché non crederci. Conti che comunque si faranno più avanti, adesso si può ancora spendere un po’ di tempo per celebrare una vittoria in qualche modo storica. Perché il nome del club scafate- se è stato scritto un’altra volta nell’albo d’oro di una competi- zione nazionale, rafforzando un concetto che forse non era ancora chiaro a tutti: decentrata fin che si vuole, ma Scafati è una vera piazza di basket, consolidata nel tempo.

Tra l'altro Scafati in questa coppa conta anche una finale, persa nel 2005 contro Capo d’Orlando. L’anno dopo la prima vittoria: si giocava a Ferrara, la Eurorida Scafati vinse la final four di Legadue battendo prima Caserta e poi Imola. Era la squadra di Darryl Wilson e Joel Salvi, Max Stanic e Dimitri Lauwers, Simone Flamini e Cristiano Grappasonni. Allenava Giorgio Valli, presidente- patron ovviamente era sempre Aniello Longobardi, una vita per il basket a Scafati. Passano gli anni, passano i giocatori e gli allenatori, ma lui è sempre lì, a tenere alta la bandiera gialloblu. «È una vittoria che dedichiamo alla città - commenta - che nell’arco di tutti questi anni ha dimostrato di poter stare al passo con le grandi città di basket d’Italia. Io devo condividerla col presidente Alessandro Rossa- no e Giovanni Acanfora, cioè il nostro main sponsor Givova, azienda che rappresenta una eccellenza del territorio, così come la Scafati Basket. Con loro portiamo avanti un progetto serio e importante, che non finisce certo qui». A Rimini la Givova ha battuto Treviso, Casale Monferrato e Mantova, tre squadre del nord, motivo di soddisfazione in più per chi da tanto tempo si spreme per fare basket di alto livello al sud. «Questo gruppo e questo staff è destinato a fare grandi cose, ora guardiamo con ambizione al finale di stagione».

Duecento tifosi arrivati a Rimini per tifare Scafati, due vittorie in volata emozionanti e una fina- le straripante, un MVP del torneo italianissimo. Marco Portannese, siciliano di personalità forte, esat- tamente come il coach che l’ha riportato a Scafati, Giovanni Perdichizzi. Perché per certi giocatori ha più senso stare da protagonisti in A2 piuttosto che fare i gregari in Serie A, come è il caso della guardia di Agrigento l’anno scorso fugacemente alla Virtus Bologna. Classe ’89, la principale Coppa LNP l’aveva già vinta nel 2011 con la Virtus Siena, quando fu anche miglior realizzatore dell’allora DNA, che era il terzo campionato nazionale. Era stata anche la stagione del suo primo passaggio a Scafati - che era in Legadue - ma durò solo 7 partite. In gialloblu ci è tornato con la maturità dei 27 anni, per dimostrare di essere qualcosa di più di una guardia dal discreto talento offensivo che ogni tanto va sopra le righe. Oggi è il terzo scorer della squadra dopo i due americani, segna 12 punti di media e aiuta parecchio a rimbal- zo. In Coppa ne ha fatti 26 in semifinale e 19 in finale. «Ma l’abbiamo vinta anche con la difesa - dice lui - e con l’aiuto di tutti. Se non sei un grande gruppo non puoi sopravvivere a tre partite in tre giorni, una più tirata e difficile dell’altra».

Sotto per 37 minuti contro Treviso (anche di 13 nel secon- do quarto), il primo eroe di turno è stato Josh Mayo, il playmaker preso per far fare il salto di qualità in coppia con un lungo di forza fisica esplosiva come Jeremy Simmons, una presenza praticamente fissa nella top ten delle azioni più spettacolari della settimana in A2. Un lungo italiano di qualità come il capitano Patrick Baldassarre e solidissimi veterani come Massimo Rezzano e Marco Ammannato, poi la versatilità di Nick Crow, il tiro di Federico Loschi, l’energia di Gabriele Spizzichini. Il tutto sotto la guida dello Sceriffo Perdichizzi, promozioni a grappoli tra la sua Barcellona, Capo d’Orlando e Brindisi, un altro titolo appena conquistato con una squadra campana e una nuova missione da compiere. «Una bella emozione. Sapevo che se avessimo supe- rato il primo turno con Treviso, la profondità della nostra squadra avrebbe fatto la differenza e così è stato. Ora avanti verso il prossimo obiettivo». Inutile specificare. Scafati lassù c’è già stata, perché non dovrebbe tornarci?.

Articolo pubblicato su superbasket - Aprile 2016
di Donatello Viggiano

Pubblicato il: 08.04.2016

SUPER BASKET APRILE 2016

SCAFATI 10 ANNI DOPO

NEL 2006 VINSE LA COPPA DI LEGADUE, POI VOLÒ IN SERIE A.
SI È RIPETUTA NELLA FINAL EIGHT DI RIMINI, ED ORA SOGNA
DI COMPLETARE UN'ALTRA VOLTA LA STORICA DOPPIETTA. CON UN GIOVANE ITALIANO PROTAGONISTA. MARCO PORTANNESE

Dieci anni esatti. È il tempo passato tra le due coppe Italia di Scafati: 5 marzo 2006 la prima, 6 marzo 2016 la seconda. Un segno del destino per chi ci crede: quando centrò il suo primo trofeo di sempre, dieci anni fa, poi Scafati completò la doppietta poche settimane dopo, conquistando anche la sua prima, indimenticabile promozione nella massima serie. Rifare il bis in questa stagione sarà più difficile, questa è un’A2 a 32 squadre con una sola promozione, ma in fondo parliamo della capolista del girone ovest, di una squadra forte, esperta, attrezzata, e allora perché non crederci. Conti che comunque si faranno più avanti, adesso si può ancora spendere un po’ di tempo per celebrare una vittoria in qualche modo storica. Perché il nome del club scafate- se è stato scritto un’altra volta nell’albo d’oro di una competi- zione nazionale, rafforzando un concetto che forse non era ancora chiaro a tutti: decentrata fin che si vuole, ma Scafati è una vera piazza di basket, consolidata nel tempo.
Tra l'altro Scafati in questa coppa conta anche una finale, persa nel 2005 contro Capo d’Orlando. L’anno dopo la prima vittoria: si giocava a Ferrara, la Eurorida Scafati vinse la final four di Legadue battendo prima Caserta e poi Imola. Era la squadra di Darryl Wilson e Joel Salvi, Max Stanic e Dimitri Lauwers, Simone Flamini e Cristiano Grappasonni. Allenava Giorgio Valli, presidente- patron ovviamente era sempre Aniello Longobardi, una vita per il basket a Scafati. Passano gli anni, passano i giocatori e gli allenatori, ma lui è sempre lì, a tenere alta la bandiera gialloblu. «È una vittoria che dedichiamo alla città - commenta - che nell’arco di tutti questi anni ha dimostrato di poter stare al passo con le grandi città di basket d’Italia. Io devo condividerla col presidente Alessandro Rossa- no e Giovanni Acanfora, cioè il nostro main sponsor Givova, azienda che rappresenta una eccellenza del territorio, così come la Scafati Basket. Con loro portiamo avanti un progetto serio e importante, che non finisce certo qui». A Rimini la Givova ha battuto Treviso, Casale Monferrato e Mantova, tre squadre del nord, motivo di soddisfazione in più per chi da tanto tempo si spreme per fare basket di alto livello al sud. «Questo gruppo e questo staff è destinato a fare grandi cose, ora guardiamo con ambizione al finale di stagione».

Duecento tifosi arrivati a Rimini per tifare Scafati, due vittorie in volata emozionanti e una fina- le straripante, un MVP del torneo italianissimo. Marco Portannese, siciliano di personalità forte, esat- tamente come il coach che l’ha riportato a Scafati, Giovanni Perdichizzi. Perché per certi giocatori ha più senso stare da protagonisti in A2 piuttosto che fare i gregari in Serie A, come è il caso della guardia di Agrigento l’anno scorso fugacemente alla Virtus Bologna. Classe ’89, la principale Coppa LNP l’aveva già vinta nel 2011 con la Virtus Siena, quando fu anche miglior realizzatore dell’allora DNA, che era il terzo campionato nazionale. Era stata anche la stagione del suo primo passaggio a Scafati - che era in Legadue - ma durò solo 7 partite. In gialloblu ci è tornato con la maturità dei 27 anni, per dimostrare di essere qualcosa di più di una guardia dal discreto talento offensivo che ogni tanto va sopra le righe. Oggi è il terzo scorer della squadra dopo i due americani, segna 12 punti di media e aiuta parecchio a rimbal- zo. In Coppa ne ha fatti 26 in semifinale e 19 in finale. «Ma l’abbiamo vinta anche con la difesa - dice lui - e con l’aiuto di tutti. Se non sei un grande gruppo non puoi sopravvivere a tre partite in tre giorni, una più tirata e difficile dell’altra».

Sotto per 37 minuti contro Treviso (anche di 13 nel secon- do quarto), il primo eroe di turno è stato Josh Mayo, il playmaker preso per far fare il salto di qualità in coppia con un lungo di forza fisica esplosiva come Jeremy Simmons, una presenza praticamente fissa nella top ten delle azioni più spettacolari della settimana in A2. Un lungo italiano di qualità come il capitano Patrick Baldassarre e solidissimi veterani come Massimo Rezzano e Marco Ammannato, poi la versatilità di Nick Crow, il tiro di Federico Loschi, l’energia di Gabriele Spizzichini. Il tutto sotto la guida dello Sceriffo Perdichizzi, promozioni a grappoli tra la sua Barcellona, Capo d’Orlando e Brindisi, un altro titolo appena conquistato con una squadra campana e una nuova missione da compiere. «Una bella emozione. Sapevo che se avessimo supe- rato il primo turno con Treviso, la profondità della nostra squadra avrebbe fatto la differenza e così è stato. Ora avanti verso il prossimo obiettivo». Inutile specificare. Scafati lassù c’è già stata, perché non dovrebbe tornarci?.

Articolo pubblicato su superbasket - Aprile 2016
di Donatello Viggiano

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